jueves, 31 de marzo de 2011

Noticias de Sicilia y del éxodo norteafricano

Nè balle, nè mitra, ma aiuti
di Domenico Tempio


La speranza è che Lampedusa cominci a svuotarsi. In pochi giorni le navi inviate dal governo dovrebbero trasferire i cinquemila immigrati. Se non ci saranno però accordi internazionali seri, temiamo che l'assalto all'isoletta difficilmente terminerà.

Questa è la cronaca dello stato attuale, ma c'è invece un aspetto indecoroso della vicenda: la baruffa tra ministri, Regioni, Comuni e Province per chi deve accogliere i rifugiati. Come la famosa canzone di Modugno: «Il vecchietto dove lo metto?». Già. L'immigrato dove lo mettiamo?

Il presidente della Repubblica ieri ha fatto bene a intervenire con parole dure: «Finiamola con questo spettacolo di incertezza e divisioni. Non ci può essere una Regione che accetta e un'altra che dice no».

Lo sosteniamo da tempo: questa lite è vergognosa, come giustamente dice Raffaele Lombardo rispondendo alla solita frase al limite della decenza di Bossi: «Gli immigrati al Nord? Fuori dalle balle». Anche se il governatore siciliano deve fare pure lui mea culpa per ciò che ha detto quando fu annunciata l'apertura del Centro di Mineo: «Si vede che andrò a Mineo con il mitra». Voleva essere una battuta provocatoria ma in realtà è stata un tantino azzardata: se un presidente di Regione dice di armarsi, qualche cittadino sprovveduto potrebbe prenderlo sul serio.

Forse sarebbe bene per tutti rientrare nell'ambito della civiltà e della ragione e, quindi, della solidarietà reciproca. Che non è solo l'accoglienza ai migranti, ma l'aiuto da dare alle Regioni in difficoltà, come la Sicilia vittima oggi dell'odissea africana. Gli altri Stati europei, così pronti a scendere in guerra, si dimostrano restii ad ospitare emigranti.

Il ruolo più cinico lo sta svolgendo Sarkozy, specie contro quei tunisini venuti in Europa al solo scopo di raggiungere amici e parenti che vivono in Francia. A molti politici ed amministratori italiani, non ai leghisti ovviamente, ricordiamo che si è criticato aspramente Maroni quando, alla luce degli accordi con la Libia, mise in atto il respingimento dei migranti senza alcuna differenza tra profughi politici e clandestini.

Il ministro degli Interni fu contestato con molte manifestazioni in diverse regioni d'Italia. Si è capito ora che il respingimento in sostanza faceva comodo. Messi davanti al fatto di una invasione così massiccia, i cosiddetti moralisti d'occasione sono usciti allo scoperto, mettendo tanti paletti all'accoglimento dei disperati.

Lampedusa si merita la medaglia d'oro al valor civile e una ricompensa che la ripaghi dal disastro economico che ha subito. Se oggi protesta è perché è finita la pazienza. E qui il governo ha le sue colpe: una volta che Maroni aveva previsto un esodo biblico di 50mila migranti, non si capisce perché ci si è ridotti con l'acqua alla gola prima di decidere di inviare quelle navi che speriamo oggi facciano rotta su Lampedusa. Con la speranza di trovare Regioni pronte ad accogliere questo carico umano.

Lasciamo da parte il «fuori dalle balle» o i «mitra», mettiamoci tutti con buona volontà a cercare le giuste soluzioni che non danneggino nessuno. Né i profughi, né i siciliani. La Sicilia non può diventare l'avamposto degli uomini perduti.


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Comentario:

El esfuerzo sobrehumano y solidario que está haciendo esta pequeñísima isla al sur de Sicilia debe ser apoyado y tenido en cuenta por todos los europeos. Escribamos cartas a los políticos. Y enviemos pensamientos y visualizaciones positivas al lugar y a las personas que están alli, sean inmigrantes o habitantes. Recordemos cuando un barco pesquero español recogió aquellos naúfragos norteafricanos y ningún puerto del Mediterráneo se ofeció a colaborar, ni a atender médicamente a los muchos deshidratados y enfermos que se salvaron en alta mar de una muerte segura, hasta que a duras penoas el barco pudo regresar nuestras costas no tuvo apoyo ni ayuda de ningún tipo. Aún podremos rememorar la angustia del patrón del barco y de la tripulación, flotando en el mar del abandono más inuhumano que se podía pensar. ¡Por favor que esta vez no ocurra igual! Somos una familia y tripulantes del mismo planeta. Hoy son ellos, ayer fuimos nosotros, mañana podemos ser todos.

martes, 29 de marzo de 2011

Soluciones positivas. Un soplo de esperanza.

La storia bussa in Sicilia

Gli occhi sgranati dei migranti che arrivano sulle nostre coste e il rombo dei caccia in volo per le operazioni in Libia ci costringono a uscire da una lunga distrazione. Con gli immigrati, la storia bussa alla nostra porta. E ci dice che quanto sta accadendo nei Paesi arabi non è solo un problema che dobbiamo accantonare prima possibile. E', piuttosto, un'opportunità.


Il Mediterraneo considerato, a torto, per decenni solo un parco di antiche civiltà scomparse è tornato ad essere un luogo strategico per la pace e l'economia mondiale. E noi ci siamo in mezzo. Ci accorgiamo adesso di avere usato in questi anni la questione Mediterraneo solo come un espediente retorico, un diversivo per ottenere altro.


Abbiamo parlato di area del libero scambio, di alleanze economiche e culturali fra le due sponde del Mare Nostrum ma tutto è svanito come una bolla di sapone. Ci aspettano giorni in cui non si può più continuare a vivere di retorica, né tantomeno di astratte rivendicazioni.


Siamo la porta d'Europa per gli immigrati. Perché mai non lo siamo anche per le merci che vengono dall'Estremo Oriente? I barconi carichi di profughi attraccano dappertutto, le grandi navi porta container hanno bisogno di porti attrezzati. Perché, dunque, non rilanciare il ruolo strategico dei nostri porti, Augusta anzitutto?


C'è una nuova, grande chance di formare le classi dirigenti dei Paesi arabi ospitando i giovani di quei luoghi nei nostri atenei. Che fine ha fatto l'ipotesi del Politecnico del Mediterraneo per cui la Regione stanziò diversi milioni di euro nel 2008?


Viviamo una emergenza che ci sveglia dall'inerzia e ci costringe a cambiare rotta. La storia bussa a casa nostra, cogliamo non solo i disagi, ma anche le occasioni di sviluppo che ci offre.

Giuseppe Di Fazio. (www.lasicilia.it)


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Traducción:

"Los ojos desencajados de los inmigrantes que llegan a nuestras costas y el rumbo de los cazas en vuelo de las operaciones militares en Libia nos obligan a salir de una larga distracción. Con los inmigrantes la historia llama a nuestra puerta. Y nos dice que lo que está ocurriendo en los paises árabes, no es solamente un problema que debemos arrinconar lo antes posible. Ès, al contrario, una portunidad.

El Mediterráneo, considerado por decenis ,equivocadamente, sólo un parque temático de antiguas civilizaciones desaparecidas, ha vuelto a ser un punto estratégico para desarrollra la paz y la economía mundial. Y nosotros estamos en medio. Nos damos cuanta ahora de aver estado usando en estos años la custión Mediterráneo sólo como expediente retórico, una excusa para obtener otras cosas.

Hemos hablado de intercambios libres, de alianzas económicas y culturales entre las dos orillas del Mediterraneo, pero todo se ha desvanecido como una pompa de jabón. Nos esperan tiempos en que no se puede seguir viviendo de retórica ni tampoco de reivindicaciones abstractas.

Somos una puerta imprescindible de Europa para los inmigrantes. ¿Por qué no lo somos también para las mercancías que vienen de Extremo Oriente? La pateras cargadas de prófugos atracan por todas partes, los grande barcos contenedores necesitan puertos bien preparados , ¿por qué, entonces, no rehabiltar el papel estratégico de nuestros puertos, sobre todo Augusta?

Hay una nueva posibilidad acertada de formar a líderes entre los jóvenes más capacitados de los paises árabes, acogiéndoles en nuestros ateneos. ¿En qué acabó la hipótesis del Politécnico del Mediterráneo, en la que la Región Sicliana invirtió millones de euros en el 2008?

Vivimos una emergencia que nos despierta de la inercia y nos obliga a cambiar de ruta. La historia llama a nuetra casa, acojamos no sólo los sinsabores, sino también las ocasiones de desarrollo que nos ofrece"

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No estamos solos. Ni los sicilianos ni nosotros. No estamos locos cuando afirmamos que cada problema trae su solución implícita. Que sólo hay que pararse, relexionar, observar, escuchar y abrirse a lo nuevo. Sin miedo. Con disposición de acogida y de aprendizaje, nunca para dar lecciones, sino para recibirlas constantemente. Con el convencimiento de que es mucho más lo que ignoramos que lo que sabemos. Así dejamos abiertos los caminos, despejadas las entradas de lo que está por descubrir.

Ya no podemos descubrir continentes inexplorados en el Planeta, pero antes que huir por los espacios siderales en busca de nuevas zonas que colonizar y esquilmar, nos queda por descubrir el continente humano. La mayor y sorprendente riqueza que tenemos. Y realmente la única que vale la pena descubrir y desarrollar porque con ella, tenemos la llave del universo en nuestro poder.

Conseguido el bien común, nada es imposible para el hombre. Porque la humanidad desarrollada y armonizada es la orquesta y la partitura siempre nueva en la musica del infinito.


Trabajo pendiente

Un trabajo que tenemos pendiente: Desmantelar el desencanto individual que sufre nuestra sociedad y reciclarlo en esperanza activa, en resistencia no violenta, en respeto que cura heridas. En ideas positivas que entre todos saldrán a flote si nos lo proponemos. El bienestar personal y parcial nunca será posible si se escaquea de transformarse en solidaridad. No es posible ser felices ni ser prósperos, ni educar en valores a los niños y jóvenes, ni tener trabajo asegurado en un mundo caótico, injusto, cruel e ignorante, que pasa de todo lo que debe ser básico para el bien común. Y la primera premisa sine qua non, es despertarse, quitarnos de encima la maraña y el mantra de siempre :" es que todo está muy mal", "eso lo pueden hacer otros, nosotros no", "la culpa la tienen los políticos", "yo no puedo hacer nada". Esos mantras nos condicionan fatídicamente. Vamos a desactivarlos.

1) Frente a "es que todo está muy mal"/ Yo también soy responsable de todo lo que modifica mi entorno, con mis pensamientos, mi palabra y mis hechos. ¿Qué hago para que mejore algo que no sea sólo lo que me interesa y me beneficia personalmente?

2)"Eso lo pueden hacer otros, nosotros no"/ ¿Es que ya lo has intentado todo? ¿Has probado a colaborar en algo más que en tu sindicato , en tu parroquia o en el partido político de siempre, que divide y machaca al contrario en vez de acercarse, intentar comprender y superar juntos las barreras que nos impiden avanzar más allá del cutrerío de la división?

3)"La culpa la tienen los políticos"/ ¿De qué sistema de valores proceden los políticos? ¿Quién los elige? ¿Por qué te resignas a tu sueldecito, a tu trabajito y a tu comodidad? ¿Por qué la crisis interminable para millones de desgraciados sólo la has visto cuando tu empresa ha hecho un ERE o te han rebajado tu sueldo y te han atrasado la jubilación? ¿esperas que los políticos que viven, piensan y actúan como tú, tengan más conciencia que tú? Si es así no estás viendo la realidad. Tú eres mucho más decisivo en el cambio de todos, de lo que te imaginas.

4) "Yo no puedo hacer nada"/ Tienes razón pero te falta añadir un adjetivo a esa afirmación: "solo". Tú sólo no puedes ni yo tampoco. Porque en realidad somos gotas de agua del gran oceano de la conciencia universal. Gota a gota un océno no se diferenciaría de un grifo que gotea, pero todas las gotas unidas son la inmensidad. Y no hay quien la pare.

5) Por hoy vamos a dejarlo aquí. Para que vayas interiorizando esta cucharilla removedora de los posos y del azúcar en el fondo de nuestra taza de infusión de adormidera. Y dejemos de beber su contenido. Y lo convirtamos en infusión de conciencia y despertar.

Gracias de parte de todos, si lees y haces tuya esta reflexión, aunque sea para rebelarte contra ella y remover tu esencia humana, responsable, libre y preciosa.
Que tengas un buen día.

lunes, 28 de marzo de 2011

ÖKUMENEGÄSSCHEN

Traducido, este título del post significa en español, "Callejón ecuménico".
Está ubicado en un pequeñísimo pueblecito de la cuenca del Rhin de cuyo nombre germánico y de complicada pronuncación, no me acuerdo, porque lo más impactante del lugar, además de su paisaje bellísimo, lleno de bosques y suaves colinas, es ese diminuto espacio, en el centro del lugar, una plaza de evocación onírica, que reúne en una experiencia muy interesante dos edificios dedicados, no sólo al culto religioso, sino al encuentro humano, cultural y riquísimo. Una iglesia evangélica y otra católica separadas solamente por un espacio verde, que todos han bautizado, de común acuerdo, como "Callejón ecuménico". Para los más jóvenes, los que no estudiaron griego en el bachiller, ni conocen al noticia de que al final de los años 50 del pasado siglo XX, un papa católico muy despierto y profético, convocó un concilio "ecuménico", vaya la traducción de esta palabra griega derivada del verbo "oikeio" que significa, "unirse íntimamente", "conocerse en profundidad", "cooperar desde lo entrañable". Eso justamente pretendía aquel buen hombre llamado Angelo Roncalli y luego Juan XXIII.

En ese pequeño rincón alemán hay un ritmo de vida diferente. Personas de dos credos cristianos, tradicionlamente enfrentados por cuestiones dogmáticas en la interpretación de los mismos textos, han superado las barreras y colaboran en la mejora de las relaciones humanas. Ofrecen, de común acuerdo, cada una de las dos opciones, un servicio de guardería infantil -católica- y unas jornadas diarias de "gateo" para bebés, en las horas que los padres y madres pueden estar con los niños -esto lo ofrece la opción protestante- y las dos posibilidades se combinan en el tiempo y en el espacio. Cuando se recogen los niños de la guardería, la familia puede cruzar el callejón ecuménico y reunirse con otras familias que también tienen bebés en edad de gatear, así mientras los niños juegan y aprenden a moverse por el suelo tibio del local, los padres y madres pueden compartir ideas, charlas , libros o música y algún té que suelen preparar entre todos.
Cada una de las dos iglesias ofrece una especialidad musical. Los católicos tienen coro y orquesta, cantan música clásica sacra. Dan conciertos bellísimos y acompañan, naturalmente, las liturgias. Los protestantes tienen un coro gospel y un conjunto de música pop. Una escuela sencilla de musica moderna para los niños y jóvenes de la zona. O para cualquier adulto que quiera colaborar y aprender. En los dos casos, tanto católicos como protestantes, se mezclan y participan en todo.

La armonía que se respira en aquel lugar, donde la plegaria es lo más natural y lo menos forzado que se pueda imaginar, es contagiosa. Una calidad de vida inusual. Un respeto congénito surge sin dificultad. La teoría de los sermones se convierte en una práctica exquisita, tan bella como el entorno físico. Hay solidaridad y apertura. La alegría o el problema se comparten sin dificultad alguna. Se fluye. Hoy están felices porque los Verdes han ganado las elecciones en la zona más dura de pelar, el bastión de lo más heavy: el sur de la Selva Negra. Y se felicitan de que una conciencia más ecológica y civilizada esté tomando las riendas de la sociedad.

Estas noticias son como una sorpresa dulce en medio de un pastel amargo. Y nos hacen crecer en la esperanza de que es posible ir creando rincones de concordia y de civismo en medio de la jungla habitual.

sábado, 26 de marzo de 2011

Sicilia S.O.S.!!!!!

Lasciati soli protestiamo, ma aiutiamo
Domenico Tempio

La guerra in Libia ha mandato in tilt tutti. L'Europa, divisa su come affrontare Gheddafi; gli Stati Uniti, Obama e la Clinton non la pensano allo stesso modo; e, ovviamente, l'Italia. Da noi c'è stato uno strappo nella maggioranza, poi formalmente sanato, tra Lega e Pdl; la stessa opposizione, dopo contorsioni opportunistiche, ha trovato uno straccio di documento che nella sostanza è quasi lo stesso di quello della maggioranza. Documenti che poi trovano il loro denominatore comune in ciò che sostiene il capo dello Stato: sì all'intervento, ma sotto l'ombrello della Nato. E in questo sembra che il nostro governo stia avendo ragione.

A una confusione politica corrisponde anche una confusione organizzativa per quanto riguarda l'accoglienza dei migranti. Maroni aveva preparato un piano che consentiva l'ospitalità a 50mila profughi in diverse parti d'Italia. Formalmente le Regioni hanno dato la loro disponibilità, nella pratica invece il problema sta ricadendo, come è stato nel passato, solo sulla Sicilia. Lampedusa su tutti, seguita da Mineo.

Dietro questo pesante fardello c'è sempre l'ostilità della Lega a ricevere nel Nord una parte di questo flusso migratorio. La scusa è ridicola: l'accordo si riferisce solo ai rifugiati libici. Ipocrisia bella e buona, in quanto si sa bene che non sono i libici a venire in Italia.

La maggior parte dei migranti arrivati dall'Africa del Nord difatti sono tunisini, in parte marocchini ed egiziani. Sta a Maroni ristabilire una parità di accoglienza in tutto il Paese. Lo sappiamo che per lui, leghista, sarà difficile, ma contiamo su quella onestà di ministro mostrata in altre occasioni.


E poi c'è un ministro siculo-milanese, La Russa, che dovrebbe battere i pugni nella difesa del territorio siciliano e in particolare di Lampedusa dove i migranti hanno superato di gran lunga i locali.

Non è che con questo la Sicilia voglia sottrarsi al suo dovere di ospitalità nei confronti di una umanità alla deriva, vuole solo essere messa in condizione di affrontare il problema in piena serenità. Senza mettere a rischio la quotidianità dei suoi abitanti e la stessa economia del territorio.

Siamo coscienti che il problema si aggrava giorno dopo giorno: se ieri, ad esempio, 500 clandestini sono stati trasferiti da Lampedusa a Mineo, contemporaneamente nell'isola ne sono arrivati quasi altrettanti.

E' un'emergenza che sembra non finire mai. E con una guerra in corso, dai risultati imprevedibili, sarà difficile tamponare la situazione di volta in volta. Ci vuole un piano chiaro e ben definito. Non contigente, ma a lunga scadenza. Non crediamo che l'Europa, divisa com'è, con un Sarkozy già con l'elmetto, possa venire incontro, almeno subito, alle esigenze italiane.

Quindi il problema è tutto nostro. Tenendo presente che non possiamo buttare a mare o sparare col mitra, come qualcuno ha detto con una battutaccia, a quelle migliaia di disperati che approdano sulle nostre coste.

Tra questi ci saranno magari dei malviventi o dei terroristi, ma la maggioranza appartiene a un popolo che ha bisogno d'aiuto. Ricordiamo a noi stessi che nel passato in molti hanno aspramente contestato l'accordo di Maroni con la Libia per il respingimento dei barconi col rischio di mandare quella gente a morire.

Oggi, pur nello sdegno perché la Sicilia è stata lasciata sola, pensiamoci un attimo prima di trasformare la protesta in violenza e di dare la caccia all'emigrante. Anche nei momenti difficili, la solidarietà ci deve sempre accompagnare.


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Traducción:

"La guerra en Libia ha puesto a todos fuera de control.Europa está dividida en el modo de afrontar a Gadafi; los EEUU, Obama y la Clinton no piensan lo mismo; y obviamente, Italia.Entre nosotros ha habido una ruptura de la mayoría, por fin formalamente sanada entre la Liga y el Pdl.La misma oposición después de contorsiones oportunistas, ha encontrado un retal de documento que en sustancia es casi el mismo de la mayoría.Documentos que después encuentran su común denominador en aquello que sostiene el jefe del Estado: sí a la intervención, pero bajo el paraguas de la Nato.Y en esto parece que nuestro gobierno esté teniendo razón.

A una confusión politica corresponde también una confusión organizativa por cuanto atañe a la acogida de inmigrantes. Maroni había preparado un plan che permitía la hospitalidad a 50 mil prófugos en diversas zonas de Italia. Formalmente las Regiones se han puesto a disposición del proyecto, en la prática, sin embargo, el problema está recayendo, como en el passato, solo sobre Sicilia. Lampedusa sobre todo, seguida de Mineo.
Detrás de este pesado fardo está siempre la hostilidad de la Liga para recibir en el Norte una parte de este flujo migratorio. La excusa es ridícula: el acuerdo se refiere solo a refugiados libios. Hipocresía buena y bonita, cuando se sabe muy buen que no son sólo los libios los que vienen a Italia.

La mayor parte de inmigranti llegados de Africa del Norte, de hecho, son tunecinos, en parte marroquíes y egipcios. Le toca a Maroni restablecer una igualdad de acogida en todo el País. Sabemos que para él, liguista, será difícil, pero contemos con esa honestidad de ministro mostrada en otras ocasiones.

También hay un ministro sículo-milanés, La Russa, que debería defender con uñas y dientes el territorio siciliano y en particular Lampedusa donde los inmigrantes han superado con creces en número a los habitantes.

No es que con esto Sicilia quiera sustraerse a su deber de hospitalidad frente a una humanidad a la deriva, sólo pretende estar en condiciones de afrontar el problema con plena serenidad. Sin poner en riesgo la vida cotidiana de sus habitantes y la misma economia del territorio.


Somos conscientes de que el problema se agrava dia tras día: si ayer, por ejemplo, 500 clandestinos se han llevado de Lampedusa hasta Mineo, al mismo tiempo a la isla han legado otros tantos.

Es una emergencia que parece no tener fin. Y con una guerra en curso, de risultados imprevisibles, será más dificil cada vez taponar la situación . Hace falta un plan claro y bien definido. No provisional, sino de larga duración. No creemos que una Europa dividida como está, con un Sakozy ya armado,pueda salir al encuentro de las necesidades italianas.

Por eso el problema es sólo nuestro. Teniendo presente que no podemos tirar al mar o disparar a matar, como alguien ha dicho con un chiste de pésimo gusto, a esos miles de desesperados que alcanzan nuestras costas.

Entre ellos posiblemente habrá quizás delincuentes o terroristas, pero la mayoría pertenece a un pueblo que necesita ayuda . Recordemos que también en el pasado , muchos de nosotros respondieron ásperamente al acuerdo de Maroni con Libia, por el rechazo de las pateras, con el riesgo de mandar a la muerte a aquella gente.

Hoy, a pesar de la indignación porque se ha dejado sola Sicila, pensemos un instante antes de transformar la protesta en violencia y de andar a la caza del inmigrante. También en los momentos difíciles, la solidaridad nos debe acompañar siempre. "
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Aquí queda este testimonio de solidaridad, la llamada urgente de un pueblo acosado por las circunstancias y abandonado a su suerte por el resto de su País. Italia continental olvida la Italia insular cuando la llegada masiva de refugiados amenaza con ser infinita, dado el estado de guerra del Norte de África. Esta llamada debe tener eco entre nosotros, el resto de europeos, y más los mediterráneos que ya conocemos lo que es esta dramática e inhumana situación de emergencia. Visualicemos, mandemos energía y soluciones a Sicilia, por el bien de todos.

martes, 22 de marzo de 2011

¡Atención a esta noticia. Es muy interesante!

LOS CIUDADANOS DE ISLANDIA DAN UNA LECCIÓN AL MUNDO Por favor, distribuidlo a todos vuestros contactos. Que se sepa. Nosotros tenemos el poder.

Si alguien cree que no hay censura en la actualidad, que me diga si así como se ha sabido todo lo que pasa en Egipto, porque los periódicos no han dicho nada
de nada sobre lo que pasa en Islandia :

En Islandia, el pueblo ha hecho dimitir a un gobierno al completo, se nacionalizaron los principales bancos, se decidió no pagar la deuda que estos han creado con Gran Bretaña y Holanda a causa de su mala política financiera y se acaba de crear una asamblea popular para reescribir su constitución.

Y todo ello de forma pacífica. Toda una revolución contra el poder que nos ha conducido hasta la crisis actual.

He aquí, por qué no se han dado a conocer hechos durante dos años:

¿Qué pasaría si el resto de ciudadanos europeos tomaran ejemplo?

Esta es, brevemente, la historia de los hechos:

2008. Se nacionaliza el principal banco del país. La moneda se desploma, la bolsa suspende su actividad. El país está en bancarrota.

2009. Las protestas ciudadanas frente al parlamento logran que se convoquen elecciones anticipadas y provocan la dimisión del Primer Ministro, y de todo su gobierno en bloque. Continúa la pésima situación económica del país.

Mediante una ley se propone la devolución de la deuda a GB y Holanda mediante el pago de 3.500 millones de euros, suma que pagarán todos las familias islandesas mensualmente durante los próximos 15 años al 5,5% de interés.

2010. La gente se vuelve a echar a la calle y solicita someter la ley a referéndum.
En enero de 2010 el Presidente, se niega a ratificarla y anuncia que habrá consulta popular.

En marzo se celebra el referéndum y el NO al pago de la deuda arrasa con un 93% de los votos.

A todo esto, el gobierno ha iniciado una investigación para dirimir jurídicamente las responsabilidades de la crisis. Comienzan las detenciones de varios banqueros y altos ejecutivos. La Interpol dicta una orden, y todos los banqueros implicados, abandonan el país.

En este contexto de crisis, se elige una asamblea para redactar una nueva constitución que recoja las lecciones aprendidas de la crisis y que sustituya a la actual, una copia de la constitución danesa.
Para ello, se recurre directamente al pueblo soberano. Se eligen 25 ciudadanos sin filiación política de los 522 que se han presentado a las candidaturas, para lo cual sólo era necesario ser mayor de edad y tener el apoyo de 30 personas.
La asamblea constitucional comenzará su trabajo en febrero de 2011 y presentará un proyecto de carta magna a partir de las recomendaciones consensuadas en distintas asambleas que se celebrarán por todo el país.
Deberá ser aprobada por el actual Parlamento y por el que se constituya tras las próximas elecciones legislativas.

Esta es la breve historia de la Revolución Islandesa: dimisión de todo un gobierno en bloque, nacionalización de la banca, referéndum para que el pueblo decida sobre las decisiones económicas trascendentales, encarcelación de responsables de la crisis y reescritura de la constitución por los ciudadanos.

¿Se nos ha hablado de esto en los medios de comunicación europeos?
¿Se ha comentado en las tertulias políticas radiofónicas?
¿Se han visto imágenes de los hechos por la TV? Claro que no.

El pueblo islandés ha sabido dar una lección a toda Europa, plantándole cara al sistema y dando una lección de democracia al resto del mundo.

Los Midas de pacotilla y el laberinto genocida

Ya está liada. Por enésima vez. Esta gendarmería de occidente si no tiene una guerra a mano, no es feliz. No va cara al aire. Necesita bombardear, invadir, aplastar. Levantar tiranías cooperantes y luego defenestrarlas en cuando intentan dar una nota en otro tono. ¿A caso Gadafi no es el mismo de hace unos meses, el propietario de dineros invertidos en los mundos financieros de yuppy? ¿No ha sido recibido en las cortes del gran Tamerlán de la pela fácil, con honores de sultán y jeque millonetis, excéntrico y aparatoso, acampando como un emperador del cutrerío chachipiruli, en medio del estupor ciudadano, que se queda de piedra cuando de la noche a la mañana, se le da la vuelta a la tortilla mediática y se le hace aparecer como un diablo enfurecido y matador?

Y de fondo nosotros, los ciudadanos de una Europa cada vez más rara, distante y distinta. Pagando impuestos, ivas y demás lindezas, que van a financiar otra vez al monstruo saguinario: la guerra y sus bestias amaestradas para el suicidio y el exterminio basado en el comercio de armas, drogas y negocios turbios.
Y de fondo, también, un Zapatero que se olvidó de Irak y cayó en la red de Afganistán y ya puestos, en la red de lo primero que se le ocurra a los yankies. Ahora es Libia, mañana pueden ser más. Este modo global de ceder a todo, de no tener criterio, de ir al redil encantado y multiusos, de confundir el culo con las témporas, de sembrar vientos y recoger tempestades, es un sin vivir. Un asquito de política, de sociedad, de apañilandia sin más, sin propósito y sin destino. Flotamos en un mar de basura, achicando cada día las aguas podridas del bochorno, de la vergüenza y de la resignación.

Nos toca ahora a nosotros, los ciudadanos, movernos por el mundo que queremos tener y para rechazar ese otro mundo que nos quieren imponer. Que nos están imponiendo desde siempre. Ahora nos toca a nosotros salir del rebaño o asumir las consecuencias de continuar en él.

Otra guerra es abominable. Otro engaño genocida. Otro raid de "superman" contra el malo-malísmo de turno en esta pésima película digna de ese Hollywood, bastante menos holly que wood. ¿Cuándo diremos " ¡Basta!, no conteis con nosotros"? ¿Con qué dinero se mandarían aviones a ningún matadero o se fabricarían armas, si nuestros impuestos no se pagasen este año, por ejemplo o si todos parásemos de golpe una semanita y saliéramos, muy tranquilos, simplemente a pasear? Imaginaos, millones de paseantes. Tranquilos. Despreocupados. Disfrutando de saludarse y conocerse. Pensando alternativas civiles para sustituir este régimen de falsas democracias, pensando soluciones parciales y coordinando las globales entre todos. Segurísimo que no sería peor que lo que tenemos ahora.
Estas alianzas de unas naciones unidas que sólo bailan al son que toca Wall Street no se pueden asumir en conciencia. Son una lacra social. Un tributo al monstruo, como aquellos dragones de los cuentos que de vez en cuando necesitaban sangre de muchachas hermosas y puras. Así estamos funcionando todavía y parece que ningún gobernante sin apremios electoralistas, se dé cuenta del negocio atroz que mantiene este "primer mundo" de ciencia ficción. Compraventa. Dinero y poder a cambio de sangre inocente. De sufrimeintos incontables.
Esto no tiene futuro. Y es una desgracia para todos. Tiene que acabarse ¡Ya!
Y nosotros debemos hacer que eso sea posible. Apaguemos la tele y la radio. Y meditemos acerca de la compasión. Del camino único hacia el verdadero desarrollo humano: la paz.

lunes, 21 de marzo de 2011

Informes confidenciales...y comiquísimos

A saber que nos tendran puesto en la fichaaaa..................

Dicen que los médicos no saben escribir, pero hay algunos que tampoco se
les da bien redactar.

Asunto: Informes hospitalarios que pasarán a la posteridad! Frases sacadas
de historiales médicos o de informes reales.

* El paciente no tiene historial de suicidios.

* No había experimentado rigores no espasmos, pero su marido afirma

que ayer estaba muy caliente en la cama.

* El paciente rechazó la autopsia.

* El paciente afirma que siente un fuerte dolor en el pene que se extiende hasta los pies.

* Resbaló en el hielo y sus piernas fueron en direcciones opuestas a primeros de diciembre.

* Para cuando se le ingresó, su corazón había dejado de latir y se encontraba mucho mejor.

* Al segundo día, la rodilla estaba mucho mejor y al tercero había desaparecido completamente.

* El paciente se ha dejado los glóbulos blancos en otro hospital.

* La paciente experimenta dolor en el pecho si se tumba de lado
izquierdo durante un año.

* El paciente está deprimido desde que comenzó a visitarme, en 1983.

* El historial médico del paciente ha sido insignificante, con un aumento de peso de un kilo durante los últimos tres días.

* La paciente no para de llorar. También parece que está deprimida.

* La paciente dejó el hospital sintiéndose mucho mejor, salvo por sus dolencias originales.

* Sujeto varón de sesenta y nueve años, decrépito pero de aspecto sano. Estado mental activo, pero olvidadizo.

* La paciente expiró en el suelo tranquilamente.

* La piel estaba húmeda y seca.

* El bebé salió, se cortó el cordón umbilical y se le entregó al pediatra, que respiró y lloró de inmediato.

* El examen rectal reveló una tiroides de tamaño normal.

* La paciente tubo gofres para desayunar y anorexia para comer.

* Afirmó que había sufrido estreñimiento durante casi toda su vida, hasta 1989, cuando se divorció.

* El paciente presenta dolores de cabeza ocasionales, constantes, infrecuentes.

* El paciente gozaba de buena salud, hasta que su avioneta se quedó sin combustible y se estrelló.

* El examen de los genitales resultó negativo, excepto por el pie derecho.

* El paciente vive con su madre, su padre y una tortuga como mascota, que acude a clases de formación profesional tres veces por semana.
SIN COMENTARIOS jajajajajajja

martes, 15 de marzo de 2011

Las lágrimas de Higuchi

Las fotos, noticias y reportajes nos traen constantemente la hecatombe japonesa al plano de la cotidianidad. Dolor y sufrimiento terrorífico. La sorpresa de un golpe bajo e inesperado sobre una sociedad que ha conseguido tantas cosas, con su disciplina, su inteligencia y su cultura.
El Japón de repente se nos ha humanizado en tragedia. Rostros llenos de lágrimas, gestos de desamparo y hundimiento psíquico. Fragilidad, materia vulnerable. Y una ejemplaridad ética a prueba de calamidad cósmica y telúrica. El país del samurai nos muestra su impecabilidad cívica precisamente en medio del horror apocalíptico. No hay pillajes, no hay saqueos. Se ayudan unos a otros, se acogen y se apoyan en medio del infierno. Milagrosamente, como un perfume celeste en medio de la podredumbre inevitable, esa exquisita mirada hacia el dolor compartido, esa sensibilidad única, se expande como un sudario compasivo en medio del caos y la muerte improvisada, en una sociedad en la que las despedidas a los difuntos son un rito muy bello, sereno y entrañable.

Dicen las noticias que es impresionante el respeto sereno y la paciencia de estos habitantes del sol naciente. Que en vez de alterarse y pelear por un trozo de pan, una manta o un vaso de agua, hacen colas interminables y disciplinadas, y ceden de buen grado su ración o parte de ella, a quienes están peor y más necesitados de ayuda urgente.
Es en estos casos cuando la conciencia social o la ausencia de ella se revela nítida como un amanecer, aún en medio de la noche más densa y tenebrosa. Parece que esa belleza que siempre nos ha mostrado su estética y esa paz zen de su budismo más exquisito y minimalista, ha dejado de verdad una impronta imborrable en el alma colectiva de ese pueblo remoto y legendario para nosotros, occidentales y turistas de superficie. Siempre a la caza de la emoción estética y tan poco proclives a profundizar en las raíces auténticas de la verdadera belleza, que crecen siempre en la tierra de la bondad. No hay bello sin bueno, ni bueno sin bello. Kallós kai agazós, decían los viejos griegos y confirman estos japoneses tan heroicos como humanos espléndidos. Próximos a la compasión del Buda y practicantes de las exquisiteces del espíritu por medio de los sentidos prácticos y su inteligencia delicadamente sensual. Parece que sus almas unidas en un todo formen un ikewana invisible pero percibible y que sus ceremonias del té sean ahora la elegancia de lo bueno y lo bello en medio del desgarro humano y divino.

Pienso en las pocas noticias de corrupción que nos llegan desde ese país, mientras occidente se despierta cada día con una lista de ignominias y desvergüenzas. cada vez más completa. Sólo hay que ver scomo se comportan los japoneses en la intimidad, en su trato diario, en su modo de estar personalmente en el mundo, en suincapacidad para quebrantar sus códigos no sólo éticos, sino delicados y simepre sinceros hasta el fondo. Tanto que no parecen de este mundo.

Pienso en las lágrimas de Higuchi. Mi amigo samurai por amor y en la dignidad de su llanto ante un vaso de horchata sin azúcar, una tarde de otoño, en una Valencia distraída y jotera, o en una Roma indiferente, mediterranea y epidérmica, como mariposa de rumbo caprichoso, absolutamente al margen del drama personal de un hombre bueno y enamorado de un imposible. Ahora ese llanto silencioso cobra un sentido cósmico y alarga su dignidad hasta el infinito.

El cielo de esta mañana fallera, parece que brinda entre las nubes con shake de esperanza y de alivio por tanta vida rota y sin embargo íntegra en su contenido existencial más puro.

Dios te salva, Japón, entre los escombros, de la animalidad sanguinaria de la bestia insaciable y de la fealdad de la bestia miserable y violenta, y te eleva por encima de una naturaleza en cambios inevitables y de una tecnología de efectos mortales que está llamada a desaparecer en el tiempo sin tiempos que ahora comienza. Te repondrás de todas las heridas y cambiarás lo que te falta por transformar. Y con tu apertura y tu nobleza ayudarás a este mundo catatónico que se habitúa al horror como a las facilidades y a la corrupción si eso le proporciona el benficio de una muerte anunciada a cámara lenta. Menos mal que esta conmoción ha caído sobre quienes tienen sabiduría suficiente para afrontarla.

No quiero pensar lo que hubiese sido este hundimiento en cualquier otro punto del Planeta menos cultivado e inteligente y más primitivo, egocéntrico y sin escrúpulos.
La mano oculta de los viejos atlantes no cesa de experimentar con el Planeta, pero ellos también están firmando el certificado de autoextinción. Con ellos quedará cósmicamente sepultada en el polvo cósmico la crueldad hecha tecnología. Pero la belleza y la bondad viven y vivirán siempre recreando la vida en todos los planos. Inventando universos y abundancia gratuita. Eterna y reciclable come el ritmo de la música de las esferas.

domingo, 13 de marzo de 2011

Los signos de los tiempos

Sigue nuestro planeta su curso de cambios geológicos y su extrema pedagogía de la respuesta a los estímulos que le proporciona la humanidad. Nuestra conciencia se ha expandido en el último siglo del milenio pasado, a una velocidad de vértigo. En menos de cien años hemos hecho un maratón de varias centurias. Hemos descubierto fuentes de energía, sistemas científicos y económicos que nos han colocado al borde de dos posibilidades: de trascender hacia una dimensión de conciencia nueva y mucho más evolucionada o a una regresión retroactiva hacia un pasado inservible cuyo cumplimiento significaría la extinción.
Ahora mismo estamos en ese borde, en ese filo de la navaja cósmica. Lo demuestran los últimos acontecimientos cada vez más fuertes y dramáticos. La mente y la voluntad emocional del hombre tiene un poder enorme. Y todo acontecimiento está ligado a todo pensar, sentir y actuar. Las masas humanas ya no son masas, son personas sufrientes que huyendo de la miseria creada por las minorías millonarias y consumidoras, han movido pieza en el ajedrez planetario. han removido los cimientos de la conciencia y han creado un flujo migratorio que inició la época del pago de karma. No se puede estar esquilmando de imperio en imperio, durante milenios, y pretender que eso no tenga consecuencias.
Esos cambios migratorios han modificado la conciencia de muchos y también la economía y la sociedad. La respuesta de los acaparadores fue el miedo y la miseria. Acumular los dineros del planeta en paraísos fiscales a cubierto de las eventualidades oscilantes del mercado monetario. En su avidez han arruinado a los más humildes, han vaciado los bancos y los bolsillos y han hecho desaparcer el dinero líquido, sustiuido por dinero en pagarés, hipotecas y terjetas de plástico.
Han fortalecido las dictaduras económicas e injustas. Sin embargo la mente humana se ha ido despertando al mismo tiempo que la conciencia. La tiranía del petroleo se tambalea, precisamente porque las sociedades sometidas por dictadores petroleros al servicio del gran monstruo acumulador de dineros, se han levantado a una sola voz y han plantado cara a su destino. No quieren ser esclavos del dinero, del poder ni del fanatismo. Han dejado en evidencia la mentira de Al Qaeda, que se ha quedado en nada ante la conciencia de pueblos enteros, en un sólo abrazo despertador. Mientras la parte consciente de la nueva humanidad da sus primeros pasos como koinonía, como comunidad de despiertos, la vieja guardia de la mente reptiliana ha cargado las baterías del miedo y ha provocado un cataclismo de dimensiones apocalípticas en Japón. En una sociedad trabajadora, próspera, de costumbres serenas y de una estética exquisita, cuya economía no se deteriorado con la crisis de un modo tan dramático como EEUU o como Europa. Parece una ofrenda terrorifíca al dios de la miseria, en el altar de la más idiota de las devociones. ¿Por qué Japón y no California? ¿Por qué nunca hay terremotos en USA? Porque seguramente de ellos parte la tecnología especialista en aterrorizar. Tienen capacidad suficiente para provocar explosiones submarinas que desencadenen tsunamis y arruinar economías y paises. Sobre todo países desgraciados, superpoblados y con una importante cota de natalidad, es decir, de futurible amenaza inmigrante, como la India, Paquistán, Afganistán, Irán, América Latina, China y ahora Japón.
Algún día ese monstruo sin forma, manipulador de mentes bloqueadas por el miedo, terminará su ciclo. Lo veremos pronto. Pero no olvidemos que dependerá de nuestro valor, de nuestro autodominio mental y emotivo, de nuestro despertar autoconsciente. Lo único que ese poder no resiste es la conciencia despierta y activa. La carencia y de miedo y la alegría segura del triunfo que ya está realmente hecho en dimensiones más altas. Tan hecho está que ya lo vio Juan de Patmos en el siglo primero. La nueva humanidad que, superado el milenio caótico de dominio perverso de la oscuridad, llega a la dimensión de la luz. De una fraternidad universal activa, creadora y libre. Espiritual y por eso tremendamente humana. Divina. Pasar de un plano a otro es sólo cuestión de despertar. Ya estamos en ello.
Adelante sin miedos ni trabas mentales. Usemos la mente para despejar la oscuridad. Usemos los sentimientos para sanar el planeta y a sus habitantes. No odiemos ni rechacemos a los que están provocando esta situación, seguramente ni siquiera lo saben. Simplemente obedecen al miedo. Enviemos luz y luz. Usemos las redes sociales y la palabra y el pensamiento siempre positivo al servicio de la nueva humanidad, que no excluye a la vieja, pero debe ayudarla a cambiar sin convertirse en su cómplice. Sin crear tensiones ni más enfrentamientos. Superando provocaciones y amenazas. Y SIN MIEDO.

sábado, 5 de marzo de 2011

Noticia de "Público" sobre el Estado- niñera

Fomento rechaza que hubiera imprevisión ante la nevada de ayer

La secretaria de Estado de Infraestructuras atribuye el colapso en la A-6 por la nevada a "una serie de circunstancias" y pide que no se culpe a nadie

La nieve atrapa a miles de conductores en Madrid



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Comentario del blog:

Esto ya está pasando de castaño oscuro. ¿Cómo es posible que cuando nieva o llueve fuerte, bajan las temperaturas o suben más de la cuenta, se pida responsabilidades al Gobierno por no tener mano con la meteorología ni una varita mágica para solucionar los atascos que montan los ciudadanos irresponsables? Por favor, es como la antología del disparate.

Pensemos. Se anuncia mal tiempo. Bajada de temperaturas y riesgo de nevadas a determinadas alturas. Se supone que cada ciudadano que tiene carnet conducir y coche a su disposición tiene ya edad suficiente para pensar por su cuenta y decirse a sí mismo: "Mira, ciudadano responsable de un país democrático y libre. El tiempo está fatal. Nieva. Llueve a cántaros. Planteate si es necesario que salgas de viaje precisamente hoy o a ver a tu tía Venancia la del pueblo o dar una vuelta por el Corte Inglés. Planteate que debes ir al trabajo y que hoy precisamente conviene que tomes un transporte público y dejes el coche en casa. Porque habrá unos atascos de miedo y te quedarás atrapado y puede que no llegues a tiempo. Siempre puedes tomar un taxi, si tienes mucha prisa, que tiene su propio carril y así evitas ser un estorbo más y llegarás al trabajo mucho antes que si te quedas atrapado en un atasco. Planteate si no será mucho más útil quedar con cuatro o cinco compañeros para ir asiduamente al trabajo y así ahorrar en todos los sentidos: en estrés, en gasolina, en maloshumores, en solidaridad y calidad de vida y en fluidez del tráfico. En civismo. Y sobre todo planteate cuando te empeñes en conducir en pésimas condiciones meteorológicas, qué culpa tiene un gobierno ni un ministerio, si tú eres un inconsciente y no sabes utilizar la cabeza nada más que para peinarte o abrillantarte la calva"
Me avergüenza este cuadro de idiotez borreguil. Dependiente y cuasi deficiente en recursos personales, que vive todavía como si el estado fuera una guardería infantil. El Estado no es un ente extraterrestre que te protege de todos los males que tú te causas. El Estado es el resultado global de la ciudadanía. El resumen. A tal gente, a tal cultura, a tal modo de vivir y entender las propias responsabilidades, tal Estado, tal Gobierno, tal religión, tal educación, tal ética, tal sociedad. El Estado es sólo el gestor, pero no el responsable de que en una avenida de seis carriles se atasquen los coches, porque cada ciudadano, sin pensar en el bien común quiere ser el rey de la calzada, con un coche para él solo. Porque no hay estado que pueda acondicionar suficiente espacio de tránsito si cada miembro de cada familia, tiene un coche y todos lo usan a diario. Es de locos. De trastornados.
Si el Estado impone, por ejemplo, una limitación al número de coches en tránsito, se le acusará de impositor y de tiránico. Si no lo hace se le acusa de negligente. ¿Y la autodeterminación de cada uno? ¿Y la capacidad de decidir si se quiere correr un riesgo del que nadie es responsable nada más que el propio individuo?

Es como cuando una empres privada comete un fraude y arruina a sus inversores y éstos piden responsabilidad y dinero al Estado. O como la banca privada que ha recibido miles de millones del Estado, de todos nosotros, y no ha facilitado ningún servicio a los ciudadanos. El Estado no debe dar ese dinero público a fondo perdido para salvar el bolsillo de unos pocos, sin pedir a cambio la intervención estatal en la banca, el control del ministerio de Economía , la cesión gratuita de pisos embargados que pasarían a ser administrados por el Ministerio de la Vivienda, hasta que la banca devuelva el prestamo estatal y los pueda recuperar. Justamente el mismo tratamiento que la banca aplica a queines son insolventes con sus hiopotecas. Así se habría evitado que los altos ejecutivos de la banca en plena crisis se hayan aumentado sueldos y pensiones en cantidades de escándalo mientras los más humildes se han quedado en la calle, sin casa u sin el dinero que habían ido pagando por ella.
Todos esto nos corresponde reclamarlo, pedir cuentas al Gobierno y a las instituciones que están constituidas para servicio de todos y mejora de la calidad de vida y no para ser la cueva de Alí Babá y los innumerables ladrones, no tanto por delito consciente como por desorganización, atrofia ciudadana e irresponsabilidad civil.
Se empieza por no saber por donde nos da el aire y se acaba alimentando una cuadrilla de maleantes idiotas que no distinguen legalidad de corrupción y habitando un pais de vergüenza ajena. Una caricatura patriotica de los dibujos negros de Goya, pero con carnet de conducir, reflejos catatónicos y neuronas en formol.

Qué triste que desde los tiempos de Larra hasta hoy sólo haya cambiado el mapa de las autonomías. Porque seguimos con el atavismo monárquico, la garrulez de sacristía, las corridas de toros, el caciquismo convertido en partido político y el mismo "vuelva usted mañana" de entonces, pero en formato windows vista o windows de la O.N.C.E., para ser más exactos y fieles a la descripción.
Y no pidamos cuentas al Estado porque en un país así de impresentable, el estado seguramente no se acuerda ni de la tabla del uno. En cuanto se le saca del gol de Iniesta o de los números en las camisetas de la roja, se queda en nada.
Menudo porvenir, como no se despierte el rebaño y salga de la majada para descubrir que no es un rebaño sino un conato de democracia pisoteada por las pezuñas de todos.

miércoles, 2 de marzo de 2011

Por fin se levanta la alfombra y vemos la basura escondida

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IU destapa otro proyecto fantasma pagado a Calatrava
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Camps pagó 2,5 millones por un proyecto fantasma a Calatrava

Izquierda Unida del País Valencià (EUPV) denunciará ante la fiscalía del Tribunal Superior valenciano los "pagos millonarios" que el Gobierno de Francisco Camps y el Ayuntamiento de Torrevieja (Alicante) hicieron al arquitecto Santiago Calatrava por "proyectos fantasma" adjudicados a dedo. Es decir, por diseñar edificios e instalaciones que nunca han llegado a ver la luz, como los rascacielos diseñados junto a la Ciudad de las Artes y las Ciencias, por cuyo anteproyecto, y como informó Público, Calatrava percibió 2,5 millones de euros en 2005 pese a que la Sindicatura [Cámara] de Cuentas autonómica advirtió de que el plan era difícilmente viable.

En la lista que denunciará IU también figura la reforma del puerto de Torrevieja, por cuyo diseño, que quedó en papel, cobró Calatrava 600.000 euros en 2000. Y aparece también el Centro de Convenciones de Castellón, por el que el arquitecto ha percibido 1,3 millones y cuya construcción se vislumbra incierta, dado que el plan urbanístico que le afecta permanece suspendido por el Tribunal Superior (TSJCV). Con esos tres encargos, Calatrava se embolsó 4,4 millones.

Por los tres proyectos que denunciará IU se pagaron 4,4

La coordinadora de EUPV y diputada en Les Corts, Marga Sanz, explicó a este diario que su formación llevará su denuncia a la Fiscalía del TSJCV y no a Anticorrupción porque los hechos podrían "afectar a aforados". El presidente de Ciudad de las Artes y las Ciencias SA (CAC SA), la empresa pública que otorgó a Calatrava el proyecto de los rascacielos de Valencia, es Gerado Camps, vicepresidente económico de la Generalitat y diputado en Les Corts, lo que le garantiza aforamiento ante el TSJCV. El alcalde de Torrevieja, Pedro Hernández Mateo, también ocupa un escaño autonómico.
Omnipresente pese a todo

Sanz apuntó a la existencia de una pauta común allí donde interviene Calatrava. "La estrategia una y otra vez es la misma: las arcas públicas desembolsan cantidades millonarias al arquitecto estrella del PP". "Después agregó la dirigente el proyecto no está hecho y, como dice el viejo refrán, si te he visto no me acuerdo". "Calatrava apostilló Sanz sigue siendo el arquitecto de cabecera del PP, ponga el precio que ponga, sea el que sea el sobrecoste que generan sus obras, y lo más grave, haga o no haga la obra".

IU irá a la Fiscalía del TSJV porque en los contratos participaron aforados
Levantar la alfombra

La organización valenciana de IU considera "sumamente preocupante" la similitud entre estos pagos y aquellos sobre los que indaga la justicia en el caso Palma Arena, por el que el ex presidente balear Jaume Matas permanece en libertad bajo fianza. En una de las piezas surgidas del caso, el juez investiga el contrato a dedo otorgado a Calatrava un mes antes de las autonómicas de 2007. El arquitecto cobró 1,2 millones por dos maquetas y un vídeo de la futura e inexistente Ópera de Palma. Anticorrupción mantiene que todo fue un "montaje".

El paralelismo con el caso balear actuó ayer como denominador común en los mensaje de la oposición. Tanto el socialista Ángel Luna como el portavoz de Compromís, Enric Morera, remacharon ayer que al president Francisco Camps le "preocupa" ganar las elecciones de mayo para evitar verse como Matas. "Aquí pronosticó Luna va a pasar lo mismo que en Palma, que cuando pierdan el Gobierno y se pueda levantar la alfombra, accederemos a los contratos de Calatrava y a algunos otros". "Si ha habido pagos a despachos de Calatrava sin que haya hecho las obras, es evidente que hay una situación irregular",enfatizó Enric Morera.

Desde las filas de la Generalitat, el conseller y portavoz parlamentario del PP, Rafael Blasco, defendió la legalidad de los contratos. A la pregunta de si era posible conocer el expediente de los rascacielos, Blasco dribló a la redactora de Público y respondió que sí "si no hay ninguna cláusula que lo impida". Según la Generalitat, el contrato con Calatrava es "confidencial", pese a que la ley garantiza la publicidad de las adjudicaciones

martes, 1 de marzo de 2011

Muy interesante referencia

"Los Hermanos Musulmanes no tomarán el control de Egipto"
Tariq Ramadan. Intelectual árabe. Denuncia los prejuicios sobre el islam y la hipocresía de Occidente" DAVID DUSSTER. BARCELONA. 01/03/2011 ************************************************************************ class="meta"
Comentario del blog: Artículo recomendado que podeis encotrar en el "Público" de hoy, 1 - III - 011. Muy interesante y muy lúcido. Sobre todo teniendo en cuenta el momento que estamos atravesando.